La musica per le masse si è infatti trasformata nei suoni dell’universo, i megafoni di un’iconografia non ancora post-sovietica (quindi ancora simbolo di un continente diviso da muri e cortine di ferro) esplodono ora in segmenti colorati che attraversano un cerchio perfetto a simboleggiare un mondo i cui pensieri scorrono ormai liberi attraverso reti e satelliti.
Nel fondo, però, serpeggiano ancora il disagio e l’inquietudine di un’umanità sbagliata, corrotta o semplicemente incompresa che nella sensualità electro di questi brani trova un suo potente modo di esprimersi.
Certo il tempo non passa senza lasciare cicatrici e così sarebbe inutile ricercare le antiche meraviglie in questo album che, come il precedente, alterna momenti di alta ispirazione ad altri di caduta libera, ma brani come il disperato singolo “Wrong”, la futuristica lullaby di “Little Soul” ,il rock elettrico di “Fragile Tension” o il techno-blues di “Corrupt” sono precisi segnali di vita in un panorama musicale sempre più agonizzante.
Roberto Rosa